Comune di Pozzuolo del Friuli
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  • Turismo a Pozzuolo

    STORIA E INFORMAZIONI TURISTICHE

    Pozzuolo del Friuli,  (Puçui in friulano) è un comune italiano di 6.937 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.

    Posto a 10 km a sud-ovest di Udine, confina a nord-ovest con il comune di Basiliano, a nord con i comuni di Campoformido e Udine, ad est con il comune di Pavia di Udine, a sud con il comune di Mortegliano e ad ovest con il comune di Lestizza. Attraversato dal torrente Cormor, si estende su un’area centrale dell’alta pianura friulana e, oltre al capoluogo, comprende le frazioni di Cargnacco, Carpeneto, Sammardenchia, Terenzano e Zugliano.

    Il primo insediamento umano conosciuto nel comune risale addirittura agli albori della civiltà neolitica, cioè al V millennio a.C., quando l’area friulana, fino ad allora sede di raccoglitori e cacciatori mesolitici (8000 – 4500 a.C.), registrò l’arrivo di nuovi colonizzatori provenienti dall’area danubiana e dai Balcani occidentali che diffusero l’agricoltura e l’allevamento e formarono le prime comunità stanziali. Di queste, una delle più vaste oggi conosciute non solo in regione, ma in tutta Europa, è il villaggio di Sammardenchia.

    In base alle ricerche archeologiche, iniziate nel 1985, si è potuto ipotizzare che le attività economiche praticate in tale villaggio erano l’agricoltura, prevalentemente di farro ed orzo, l’allevamento, la caccia ed il commercio. Quest’ultimo è attestato dal ritrovamento di ceramiche.

    Il primo vero insediamento in prossimità dell’attuale centro abitato di Pozzuolo del Friuli risale però all’Età del Bronzo e si sviluppò nell’area dei Castellieri: siti posti su due alture, quella dei Cjastiei e la Culine, utilizzate come cinte difensive, delle quali ancor oggi sono ben visibili ai margini opere di fortificazione.

    Veduta di alcune tombe del villaggio neolitico di Sammardenchia

    La zona di Pozzuolo in epoca romana era attraversata dall’importante strada che da Marano Lagunare saliva attraverso Castions di Strada.

    Il ritrovamento di un tesoretto con dracme venete fa ipotizzare che nel II secolo a.C. a Pozzuolo si trovavano dei mercenari.

    Il ritrovamento di una quantità di fibule maggiore che in altri luoghi del territorio friulano fa pensare ad un’intensa romanizzazione.

    Nel I secolo a.C. in corrispondenza dell’attuale abitato di Pozzuolo sorgeva uno dei castrum lungo la via Iulia Augusta, che andava da Aquileia a Forum Iulium Carnicum, l’attuale Zuglio. Secondo la tradizione, in questo periodo Gaio Giulio Cesare volle far costruire un pozzo (in latino puteus, oppure jutens), che diede il nome a Pozzuolo, probabilmente derivato da Puteolum, che poteva essere in origine un villaggio cui diedero vita i legionari qui stabilitisi. Il pozzo, esternamente rifatto nel 1862, è ancora oggi visibile.

    Durante le invasioni barbariche, Pozzuolo, come altri paesi friulani, si raggruppò attorno alla cortina costruita per difendere il paese e vicino alla chiesa. Bisogna però aspettare il 921 perché il nome di Pozzuolo appaia per la prima volta in un documento, e precisamente nella donazione che l’imperatore Berengario I fece del paese e del castello al Patriarca d’Aquileia.

    Più tardi, nei pressi di Pozzuolo, si svolse nel 1411 una battaglia tra Udinesi e Cividalesi.

    Nel 1420 Udine, con la vicina Pozzuolo e tutto il territorio del Patriarcato, si trovò sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

    Durante le scorrerie dei Turchi, e precisamente nel 1477, Pozzuolo fu da questi completamente distrutta e di nuovo, nell’ultimo assalto turco, avvenuto nel 1499, il paese fu devastato da un incendio.

    L’episodio più interessante della storia di Pozzuolo riguarda l’omonima battaglia, che si svolse tra il 29 e il 30 ottobre 1917, in seguito alla Disfatta di Caporetto.

    Monumento ai cavalleggeri in Piazza Julia a Pozzuolo. Opera di Pietro da Verona del 1923

    In quei due giorni una brigata di cavalleria, composta dal Quarto Genova e dal Quinto Novara, e la Brigata di Fanteria Bergamo, contrastarono l’avanzata austro-ungarica, dando la possibilità alla Terza Armata Italiana di attraversare indisturbata il Tagliamento e mettersi in salvo.

    La strenua e sanguinosa battaglia, che lasciò sul campo centinaia di cavalleggeri e fanti, si svolse nelle vie e sulla piazza del paese e coinvolse anche la popolazione civile. In memoria di questa battaglia, dal 1959 l’unica brigata di Cavalleria dell’Esercito Italiano è denominata Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, alcune caserme portano o hanno portato il nome di Pozzuolo del Friuli, ed ogni 30 ottobre si commemora tale evento in concomitanza con la Festa Nazionale dell’Arma di Cavalleria. Inoltre, sulla piazza del capoluogo si trova il monumento dedicato alla cavalleria, mentre all’ingresso nord dello stesso vi è quello dedicato alla fanteria.

    Per quanto riguarda i monumenti una visita va fatta al tempio di Cargnacco luogo simbolo del comune.

    Il Tempio Nazionale “Madonna del Conforto” in Cargnacco più noto come Tempio di Cargnacco, è un’opera monumentale voluta da Don Carlo Caneva già cappellano militare e reduce di Russia e dal Senatore Amor Tartufoli per ricordare i caduti e i dispersi di quella tragica campagna.

    Il progetto è dell’architetto Giacomo Della Mea anch’egli reduce di Russia.L’esterno del Tempio assume un forte carattere monumentale pur nell’utilizzo preponderante di un materiale “povero” come il mattone e raggiunge esiti di notevole suggestione nella composizione dei volumi.

    In particolare la tripartizione della facciata in una parte centrale di forte carattere e in due volumi a destra e sinistra arretrati ha la funzione di legarla ai fianchi laterali in uno svolgimento continuo che fa correre lo sguardo ad abbracciare l’intera dimensione dell’edificio.

    Elemento conclusivo dello spazio interno è la cripta sotto l’abside, visibile anche dall’alto attraverso la grande apertura circolare a pavimento subito dietro l’altare maggiore. Tale continuità degli spazi toglie a chi si trovi nel piano sottostante della cripta l’impressione di trovarsi in un luogo separato dal resto della chiesa.

    Al centro della cripta è posizionata l’arca sepolcrale del milite ignoto.

    Veduta esterna del Tempio di Cargnacco

    L’interno del tempio presenta numerose opere d’arte eseguite da artisti friulani quali: le monumentali ceramiche di Ugo Galliussi, Andrea Pavon e Enore Pezzetta presenti sulle pareti laterali raffiguranti i momenti salienti delle battaglie, della ritirata e della prigionia nei campi di concentramento russi, le sculture di Giulio e Max Piccini: Madonna del Conforto in marmo bianco ( scolpita dallo scultore Giovanni Patat d’Artegna su disegno di Max Piccini), Sant’Antonio da Padova in bronzo e la Via Crucis in terracotta, i mosaici realizzati dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo  raffiguranti al centro dell’abside la Pietà e sulle pareti laterali del presbiterio a lato dell’altare maggiore episodi della ritirata, della prigionia e del ritorno alle famiglie dei sopravvissuti, le vetrate di Arrigo Poz e Sandro Riccardi di Netro narranti la tragica ritirata della Divisione Celere e scene di vita nei campi di concentramento, l’affresco di Ugo Galliussi che raffigura il sacrificio di Don Mazzoni, l’altare maggiore in marmo bianco di Vicenza su disegno di Giacomo Della Mea con formelle in bronzo di Giulio e Max Piccini raffiguranti i simboli degli Evangelisti.